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Perché un individuo decide ad un certo punto del proprio percorso di vita di fare arte? Che cosa spinge un essere umano a produrre un’opera d’arte e quando un elaborato di qualsivoglia genere, forma e pensiero lo possiamo definire come tale? E’ l’urgenza dentro di sé di dire al mondo che produce l’opera d’arte.  L’ ”opera” è proprio questo: “un pezzo di essere umano e del mondo esterno a sé”, é concordanza del conoscere con la cosa, è l’unione di due mondi, quello esterno e quello interno, con una forma-linguaggio che la definisce, specchio del tempo d’appartenenza. L’arte riveste plurime funzioni, aiutare il prossimo a vivere e a pensare meglio, dare gioia e felicità e, oserei dire, anche una importante funzione curativa, sia per chi la produce che per chi ne usufruisce.  E’ l’ idea che deve costituire l’ oggetto di preoccupazione per un artista del nostro tempo.  L’innovazione avviene come un miraggio, un’illuminazione data ad alcuni di compiere la difficile possibilità, di unire un contenuto universalmente alto, anche del passato, in uno attuale, con un linguaggio formalmente innovativo. Una maturità umana fatta di esperienze plurime, di conoscenze e di concretezza risolutiva di progetti aziendali, unita ad una esperienza spirituale profonda e una fede in Dio, produce gioia e un cuore pieno d’amore urla la propria pienezza e sapere e questo è un dono enorme che Gianfranco Bonomi offre agli altri attraverso la fruizione della sua opera. L’umiltà di approccio all’opera, unita ad un atteggiamento razionale-concreto, programmato, l’impegno e l’entusiasmo dimostrano una ferrea volontà alla produzione di un progetto di pensiero e di vita nuova. E’ la tipologia di “spazio”, uno dei quesiti fondamentali e dominanti dell’arte di ogni tempo, che ci rivela il farsi corpo della verità profonda dell’ essere, che ci permette la comprensione e l’analisi dello sviluppo del pensiero di Gianfranco Bonomi. Lo spazio che si delinea nell’opera di Gianfranco Bonomi è privo di una formulazione prospettica strutturale soggettiva di volume e profondità, proprio della prospettiva quattrocentesca, è uno spazio bidimensionale-piatto, la cui alternanza di profondità di piani è data dalla forza interna del colore. E’ uno spazio-modulato, pensato, narrativo, caratterizzato da una struttura reticolare di coordinate spaziali finite ed infinite, che si irradiano, andando oltre il bordo dell’opera in sé stessa, nello spazio che l’accoglie, emanando luce e vivacità, attraverso racconti formali-cromatici diversificati ed affascinanti, all’occhio umano di chi li visiona.  La tipologia di “spazio interiore” di Gianfranco Bonomi corrisponde ad un suo progetto intellettivo che pone una verità geometrica-cromatica, sostenuta da una ricerca spirituale, concordante con un racconto del proprio vissuto quotidiano in un mondo caratterizzato da una totale quadrimensionalità.  E’ uno “spazio-estensivo”, uno “spazio-dinamico”, dominato dall’evento in cui la forma-colore é un luogo di narrazione privilegiato, che testimonia il rapporto tra corpo e vuoto che l’avvolge.  Potremmo paragonare l’opera di Gianfranco Bonomi alla simbologia della “casa”, secondo il pensiero di Gaston Bachelard: essa è, infatti, un oggetto della nostra nascosta geometria interiore, fatta di pensieri e ricordi. La casa é il nostro mondo.   E’ un percorso affascinante quello che porta l’artista alla continua ricerca della conoscenza del proprio sé, dell’invisibile, e alla sua traduzione in una forma determinata. Scomponendo l’opera di Gianfranco Bonomi, ciò che compone la sua struttura pittorica sono tre elementi basilari del fare: la luce, la forma e il colore. La luce è vissuta dall’artista come guida centrale nella disposizione compositiva. E’ intesa da Bonomi come trascendentale, cosmica, in espansione, separatrice, priva di coordinate spaziali definite, ma caratterizzata da un’entità assoluta, immateriale e profonda. La luce, codificata nel colore bianco, colore che per eccellenza la rappresenta, conferisce energia alla composizione, crea uno spazio, un percorso, una forma all’interno dell’opera, ponendola in un dialogo tra uno spazio-forma e l’altro. La disposizione centrale della luce, nella serie delle opere pittoriche iniziali, è per Gianfranco Bonomi raffigurazione della grazia divina, che si configura nella forma simbolica della croce.  La struttura compositiva del bianco-luce segue successivamente soluzioni formali differenti: da una collocazione centrale, passa ad uno spazio intermedio, poi si configura come un solo anello tondo e in seguito a più anelli concentrici e pulsanti, segue la soluzione con le diagonali ed infine come taglio separatore tra un racconto e l’altro, tra una forma geometrica e l’altra. Il secondo elemento costituente l’opera pittorica di Gianfranco Bonomi é la ricerca di una forma che possa trasmettere le sue emozioni e messaggi comunicativi.  E’ partito dal quadrato, simbolo della terra, disposto in posizione centrale, e alla frantumazione di esso in un reticolo dinamico, seguito dal cerchio, inteso come icona del divino, per una proposta di soluzioni estetiche-formali diverse legate, in una prima fase, ad una centralità che verrà abbandonata da una frantumazione in molteplici centri, composti da forme chiuse e sagomate, dando vita a spazi  pulsanti di colore ed energia. Il perimetro esterno di supporto della tela appare modulato per favorirne una penetrazione e una continuità con lo spazio circostante, testimonianza di una lotta tra la propria interiorità e lo spazio esterno che lo invade e la soverchia da tutti i lati.  Operazione risolta egregiamente da Gianfranco Bonomi arrivando in questo modo alla definizione di un unico spazio. Il terzo elemento indagato da Gianfranco Bonomi é il colore, protagonista emozionale, sensoriale ed energetico. L’opera irradia energia-luce, crea una vivacità contrastante, induce alla comprensione di un racconto strutturale-formale coinvolgente e curioso. Non vi è casualità alcuna nella disposizione dei colori sulla superficie.  Il colore studiato, indagato in ogni sua forma ed entità lo ha portato alla soluzione di utilizzare una tavolozza cromatica di 48 colori, distanti fra loro nel cerchio cromatico, come timbro, qualità, intensità, ma dipendenti uno dall’altro. I colori di base prescelti sono quelli primari, vivaci, senza mescolanza, che, pur distanti nel cerchio cromatico, ritrovano armonie nei loro accostamenti. Vi è una dipendenza di appartenenza tra forma-colore: il colore è adeguato a quella forma e quella forma appartiene a quel colore, separato uno dall’altro da una fascia di luce bianca.  Il dinamismo della composizione spaziale é prorompente, così come il colore gioioso urla la sua forza, la sua contrapposizione e polarità timbrica ricomponendosi in un insieme armonioso e musicale.  Ecco dunque che le due polarità proprie dell’ opera di Gianfranco Bonomi, la freddezza calcolatrice, razionale, da un lato e l’energia cromatica narrativa dall’altro, chiassosa, vivace, gioiosa, dinamica nel suo continuo divenire, si fondono in un unico equilibrio compositivo. L’artista ci fornisce indicazioni interpretative della sua opera, che testimoniano un profondo racconto relativo  ad un evento quotidiano o sociale generale, ad un elemento naturale, ad un gioco compositivo, ai sentimenti umani come il dolore e  la gioia, l’amore, la saggezza umana, la fede intesa come unica salvezza divina. Forse é proprio questa profonda ricerca spirituale, che abbatte tutte le barriere predefinite, tutti gli stereotipi di ogni genere a cui siamo legati da imposizioni di settore specifici,  e soprattutto il vero incontro umano con il divino e l’accettazione del suo messaggio di salvezza e di comportamento, che ha portato Gianfranco Bonomi alla “gioia di fare arte”, secondo un suo disegno interiore guidato da un disegno misterioso ed incomprensibile alla razionalità umana materialistica.

Brescia, Giugno 2015                PATRIZIA   TIBALDO

“GEOMETRY OF THE SOUL”.
Why does an individual, at a certain point in the course of his life, decide to devote himself to Art?  What drives a human being to produce a work of art? and when a piece of work of any kind, form or thought may be defined as such?  We should think it is something inside ourselves that urges to be shown to the world  under the form of a piece of art. An “artwork” is just this: “a parcel of the human being and of the world outside him”, it is the concurrence of the knowledge with the concrete thing, something joining two different worlds, the one inside us and the one outside, with a specific language-form that defines it, and reflects the time it belongs to. Art covers multiple functions, helping people to live and think better, giving joy and happiness and, I dare say, it has also a curative function, both upon those who produce and upon those who enjoy it. In the first place, it is the “idea” that should concern the artist of our time. The innovation comes as a mirage, as an enlightenment given to some in order to let the demanding opportunity be fulfilled, to unite a universally recognized high content, even of the past, to the present day, with a formally innovative language. A human maturity accomplished through multiple experiences, through the knowledge and the resolutive concreteness of business projects, and united to a profound spiritual feeling and to the faith in God, all that produces joy and a heart full of love, it cries out its richness and learning: this is the great gift Gianfranco Bonomi offers  through the enjoyment of his creations. The humility of his approach to the work of art, together with a rational concrete attitude to programme, his involvement and enthusiasm show a tenacious strength of will aimed to produce a project of thought and of a new life. The typology of “space”, one of the fundamental dominant questions of the art of all time, reveals the profound truth of the being embodied in the work of Gianfranco Bonomi and allows us to understand and analyse the development of his thought. The space that is outlined in Bonomi’s works is emptied of a formulation of a subjective structural perspective of volume and depth, which is peculiar to the fifteenth century; it is a two-dimensional-flat space, whose alternation of plane depths is given by the inner strength of the colour. It is a designed narrative space-modulation, characterized by a net structure of finite and infinite spatial coordinates, which radiate overflowing the same artwork, into the space that receives it, emanating light and brightness, through formal-chromatic narrations, diversified and fascinating to the eye that observes them. Gianfranco Bonomi’s typology of “inner space” corresponds to one of his intellectual projects that supposes a chromatic-geometrical truth, sustained by a spiritual quest coinciding with a narration of his own daily life experiences in a world characterized by an overall four-dimensionality. It is a “space-extensiveness”, a “space-dynamism”, dominated by the event where the colour-form becomes a privileged place of the narration, which testifies the relation between the body and the empty space that encloses it. We may compare Gianfranco Bonomi’s  works to the symbology of the “house”, according to the concept of Gaston Bachelard: it is in fact an object of our hidden inner geometry, made of thoughts and memories. The house is our own world.   It is a fascinating itinerary what leads the artist in the continuous search to acknowledge his Self, the invisible, and its adaptation into a specific finite form. Breaking up Gianfranco Bonomi’s  works, we find out three basic elements of his operating that compose their pictorial structure: the light, the form, the colour. The light is felt by the artist as a central guide in the setting of the composition. It is intended by Bonomi as being transcendental, cosmic, expanding, separating, with no definite space coordinates, but characterized by an absolute immaterial profound entity. The light, codified in the white colour, the colour that represents it par excellence, gives energy to the composition, creates a space, a path, a form within the work, placing it in a dialogue between a space-shape and the other. The central position of the light, in the series of his initial paintings, is the depiction of the divine grace for Gianfranco Bonomi, and is configured in the symbolic form of the cross. Afterwards, the compositional structure of the white-light follows different formal solutions: from a central position, it passes to an intermediate space, then it is configured as an only round ring and later as several concentric pulsing rings, followed by the solution with the diagonals and finally with a separating cut between a narration and the other, between a geometric shape and the other. The second constituent element of the pictorial work of Gianfranco Bonomi is the search for a form that can convey his emotions and communication messages. He has started from the square, symbol of the earth, arranged centrally, and the crushing of it into a dynamic pattern, followed by the circle, intended as the icon of the divine, towards a proposal for different aesthetic formal solutions related, in a first stage, to a centrality that will be abandoned for a fragmentation into multiple centres, composed of closed shaped forms, which create pulsing spaces of colour and energy. The outer perimeter of the canvas support appears modulated to allow a penetration and a continuity with the surrounding space, witnessing a struggle between its own interiority and the outer space that invades and overwhelms it from all sides. Operation resolved very well by Gianfranco Bonomi coming in this way to the definition of a single space.
The third element investigated by Gianfranco Bonomi is the colour, emotional, sensorial and energetic protagonist. The work radiates energy-light, creates a lively contrast, leads to the understanding of a structural-formal narration, involving and curious. There is no randomness in the arrangement of colours upon the surface. The colour studied, investigated in all its forms and entities, led him to the solution of using a colour palette of 48 colours, distant from each other in the colour wheel, for their timbre, quality, intensity, but dependent on each other. The basic colours that were chosen are the primary ones, bright and without admixture, they find new harmony in their combinations, although distant in the colour circle. There is a dependence by affinity between form and colour: the colour is adjusted to that form and that form belongs to that colour, separated from each other by a band of white light. The dynamism of the spatial composition is overflowing, while the joyful colour cries its strength, its juxtaposition and tonal polarity recompose in a harmonious and musical combination. Here, then, the two polarities proper to Gianfranco Bonomi’s  work, the calculating, rational coldness, on the one hand and the narrative chromatic energy, which is loud, lively, joyful, dynamic in its continuous development on the other hand, they merge into one compositional balance. The artist provides us with a guidance on the interpretation of his work, that testify a profound narration related to a daily or social event, in general, to a natural element, to a game of composition, to human emotions such as pain and joy, love, human wisdom, faith intended as the only divine salvation. Perhaps it is precisely this profound spiritual quest, which breaks up all predetermined barriers, all stereotypes of all kinds to which we are bound by the obligations of a specific field, and above all the real human encounter with the divine and the acceptance of its message of salvation and of behaviour, which led Gianfranco Bonomi to the “joy of making art”, according to an intimate design, led by a mysterious plan, incomprehensible to the materialistic human rationality.        

Brescia, Giugno 2015                PATRIZIA   TIBALDO

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