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 Il geometrico è ad un tempo il principio strutturale dell’immagine in formazione, l’indice della sua spazialità intrinseca e del suo carattere intellettivo.           
Giulio Carlo Argan - 1967
La mia ricerca si avvale, inizialmente,  della scelta di una struttura quadrata di dimensioni 100x100 cm, sulla quale applicare il colore.  Pur non avendo avuto esperienze pratiche nell’arte pittorica, mi sono cimentato in essa costruendo una griglia sulla quale distribuire le aree cromatiche previste nello studio: la scelta del colore era arbitraria.
Superato il concetto di griglia che guidava e condizionava il progetto, l’ho modificato e svincolato dalla conformazione periferica del quadro e l’ho alleggerita in punti ogni volta diversi. Ciò mi ha permesso di colloquiare variamente con lo spazio esterno, superando perciò anche i limiti imposti dalle barriere formate dai lati del quadrato. Franco Grignani architetto, che incontravo con regolarità in galleria, aveva spiegato che il quadro non deve essere visto solo di fronte, ma pure lateralmente e in movimento, onde apprezzarne le forme e le qualità.
Ho focalizzato il punto di riferimento al centro dell’opera, ponendo questo come centro del cosmo. L’intento era di comunicare le mie esperienze ed emozioni attraverso un linguaggio che potesse raggiungere tutti gli angoli dell’universo. Le forme di riferimento, in forza del mio fare pratico, sono fondate su geometrie elementari, sostenute da  esperienze in campo tecnico-industriale, perciò di facile lettura e comprensione. La disposizione e la distribuzione di queste forme avviene attraverso un fare ordinato e calibrato, ritmando lo spazio attraverso anelli concentrici, modulati in rapporto alle forme esterne diversificate. Ho eseguito numerosi progetti grafici che prevedevano l’espansione di queste forme in dimensioni ridotte:
quando non sono adeguate allo spazio ingrandito, intervengo per migliorarlo.    Lo studio sul colore mi ha condotto a ricercare la sua forza espressiva attraverso la modulazione luminosa. Il mio scopo era di impadronirmi del colore assumendone i forti valori espressivi dettati da variazioni tonali e da accostamenti cromatici. Si sono così succedute esperienze mediante l’elaborazione di tavole suddivise in quadretti dipinti con campiture cromatiche crescenti e decrescenti con colori puri primari, secondari e terziari. Il pittore Madì Salvador Presta, nelle sue opere dette “aerocubi” mi aveva insegnato come ottenere molteplici tonalità ben equilibrate. Grazie a mia figlia Letizia e alle osservazioni stimolate dai miei amici pittori, ho costruito il mio personale cerchio cromatico. Il pittore-amico Pino de Luca, mi aveva indicato una via del mondo dei colori. Ho definito con precisione cinque variazioni tonali per i colori base, e tre variazioni per i colori intermedi, per un totale di 48 numeri-colore.   
L’esperienza ha permesso di formare accostamenti da Johannes Itten, distinti da un n° progressivo a partire dal n°1, giallo primario.
Il risultato è un’armonia di colori. Io riesco, accostando  le palette-colore sul piano dell’opera in realizzazione, in vicina corrispondenza delle aree da colorare, a quantificare visivamente il giusto rapporto colore prima di procedere. La forma rappresentata costituisce il primo valore assoluto dell’opera, dentro la quale è alloggiato il colore, che vive in simbiosi con essa. Premesso che, in campo artistico, il colore  è un mezzo relativo, dato che lo stesso colore produce innumerevoli possibilità percettive,  quando esso viene applicato a 48 colori e alle loro interazioni, si possono ottenere risultati assai diversificati.  Il risultato finale, è legato a concetti di gioia, di pace e di amore. Io lascio libertà al fruitore di interpretare il valore espressivo ed emozionale in base alle sue scelte e gusti, prescindendo dal valore fisico o psichico tradizionalmente assegnatogli, sia nel campo artistico che nel design. Lo scopo è di suscitare nell’osservatore - l’interazione dei colori di Joseph Albers - sentimenti di gioia e di serenità, ottenuti con un percorso non rigido e stereotipato, ma rinnovato e imprevisto. Ne risulta un percorso semplice ma articolato che stimola la formazione di un “pensare pratico”, nella convinzione che l’esperimento sia la regola d’oro della creatività.    
Questo prova la validità di Wassily Kandinsky che esigeva per la comprensione dell’arte: ciò che conta non è il “cosa” ma il “come”.   Ho tenuto presente anche Casimir Malevic nella disposizione degli spazi-colore rispetto al fondo, affinché lo spazio possa vivere l’uno indipendente dall’altro. Piet Mondrian ha mostrato la sua definizione degli spazi colore, usando il nero laddove io utilizzo il bianco, il colore della luce stessa, che è l’insieme dei colori. Infine ecco l’artista-innovatore Victor Vasarely, il quale è partito dal concetto di dirigere lo sguardo dell’osservatore su una zona centrale all’interno dell’opera, da cui si dipartono e si espandono elementi compositivi, per creare illusioni ottiche. Io non voglio raggiungere tale scopo modificando l’aspetto spaziale dell’opera, ma rappresentare forme e colori, che vivono insieme gioiosamente, alla ricerca di un misterioso accordo visuale cromatico che possa offrire un’armonia complessiva all’opera.
Alberto Biasi mediante elementi lamellari diritti, piegati o rovesci, coinvolge e fa partecipe lo spettatore, reso parte integrante dell’opera.
Eugenio Carmi con due archetipi, cerchio e quadrato e poco altro quali linee e curve colorate, ha costruito un lieto mondo mai ripetitivo.
Hugo Demarco fa brillare il grigio ed infuocare il colore, lo modula in preziose tonalità di metalli in spazi programmati con scienza e intuito.
Hans Jorg Glattfelder con spostamento e/o accorciamento di un lato del quadrato crea forme volumetriche ritmate, piene di lieti colori.
Piero Dorazio con semplici elementi, nastri o fasce, ad andamento diritto o curvo, crea composizioni astratte eleganti e assai godibili.
Nino Di Salvatore nell’utilizzo di campiture monocromatiche, con netti stacchi tonali, determina unioni-divisioni percettive arbitrarie.
Max Huber insegna dagli anni ’50 la pulizia del colore purissimo svizzero e quella dell’inventiva progettuale fatta di quadrati e spirali.
Edoardo Landi con principi gestaltici, crea precise forme complesse con l’uso di elementi modulari intersecantisi, di estrema semplicità.
Attilio Marcolli ricerca e trova modalità costruttive per avere nuove configurazioni spaziali, assemblando particolari elementi geometrici.
Bruno Munari parla dell’integrazione di arte e design, dove la forma è in simbiosi con la funzione, rimanendo in campo giocoso e gioioso.
Achille Perilli rende evidenti figure astratte che, con linee di contorno su  fondo scuro, spiegano ambigui spazi bi-tridimensionali.
Lorenzo Piemonti mostra l’utilizzo di una precisa struttura di spazi bi-dimensionali di rigore svizzero nel fare, con l’uso di colori solari.
Gaetano Pinna ricerca graficamente, in molti quaderni, la variazione di quadrangoli realizzati poi in sculture, di un’eccezionale manualità.
Hilda Reich Duse crea raffinati insiemi di logiche figure semplici, giochi mentali razionali: l’input istintivo fa l’atto creativo, poi è spazio.
Rino Sernaglia fa emergere la luce: usa solo linee diritte come elementi di collegamento e di balenio di zig-zaganti strutture Madì.
Jorrit Tornquist, cromatologo, mi ha fatto apprezzare il colore senza timori: nessun colore è brutto, basta armonizzarlo col colore vicino.
Piergiorgio Zangara struttura spazi geometrico-cromatici, rotazioni, inclinazioni, ondulazioni, superfici opache o trasparenti di pieni e vuoti.
L’apporto sicuramente più completo e qualificante mi è stato offerto da Giuseppe Guarino: ha condiviso lunghi anni del mio operare artistico, culturale e religioso, con gioia didattica e abilità espositiva.
La mia collaborazione di 20 anni con la galleria arte struktura di Milano, mi ha consentito di entrare nel merito delle espressioni artistiche, per la ricerca di un modo di esprimermi attraverso l’arte. Mi sono costruito un mio mondo realizzando delle opere il cui scopo è quello di generare emozioni felici in chi le osserva, superando il soggettivo per divenire oggettivo, per questo universale. Nell’operare presto attenzione alle varie fasi operative ricercando la perfezione in ogni componente, così che le opere, grazie al  progetto approfondito, risultano complete sia per il disegno che per il colore.  Io agisco seguendo un itinerario ben calibrato e interagisco non solo con tutti gli elementi compositivi, ma pure investendo la mia sfera emozionale che mi suggerisce di operare alcune opportune correzioni Il contenuto dell’opera, a prescindere dalla tecnica di esecuzione, lascia trasparire un contenuto culturale che trascende la manualità esecutiva, le scelte operative e il possibile significato letterario. L’opera eseguita con questo intento, lascia trapelare l’essenza spirituale del mio essere umano rivolto verso la comunicazione, il più possibile oggettiva, di quella gioia che è in me, come atto di donazione agli altri, senza patire gelidi egoismi. E se riesco a far felici un poco gli altri, io rimango più felice di loro.

MY RESEARCH IN PAINTING STYLE
The geometry is at once the structural principle of the image formation and the sign of its intrinsic spatial value and its intellectual character.
- Giulio Carlo Argan - 1967
My research benefits, initially, from the choice of a square structure of size 100x100 cm, on which to apply the colour. Though I had no practical experience in the art of painting, I have tried it building a grid on which to organize the chromatic areas provided in the study: the colour choice was arbitrary.
Running over the concept of grid that was guiding and conditioning the project, I modified and released it from the peripheral shape of the picture and I lightened it in points every time different. This allowed me to variously communicate with the external space, so surpassing also the limits imposed by the barriers formed by the sides of the square.                       
Franco Grignani, architect, that I met with regularity in the gallery, had explained that a painting should not be seen only standing in front of it, but also laterally and even in motion, in order to appreciate its shapes and quality.
I have focused the reference point to the centre of the work, placing it as the centre of the cosmos. My intent was to communicate my experiences and emotions through a language that could reach all corners of the universe. The forms of reference, under my practical operating, are based on elementary geometries, supported by the experience in the technical-industrial field, therefore easy to read and understand. The arrangement and distribution of these forms comes through an orderly and calibrated way of working, giving a rhythm to the space through concentric rings, modulated in relation to the external diversified forms. I realized several graphic projects intended to expand these forms of small dimensions: when they were not appropriate to a larger space, I arose to improve them. The study on the colour has led me to seek its expressive power by modulating light. My goal was to take over the colour assuming the strong expressive values ??dictated by tonal variations and colour combinations. So different experiences followed up driven by the elaboration of tables divided into small squares painted with chromatic increasing and decreasing tones of pure primary, secondary and tertiary colours. The Madi’ painter  Salvador Presta, with his works called “aircubes”, had taught to me how to obtain numerous well balanced tones. Thanks to my daughter Letizia and to the observations stimulated by my artist friends, I built my personal colour circle. The painter-friend Pino de Luca, had shown to me a way in the world of colours. I defined precisely five tonal variations to the basic colours, three variations for intermediate colours, for a total of 48 colour-numbers.
The experience has enabled me to form combinations from Johannes Itten, distinguished by a progressive number from No. 1, primary yellow.
The result is a harmony of colours. I can, placing the color-palettes on the plan of the work in realization, in close correspondence of the areas to be coloured, quantify visually the right ratio colour before proceeding. The form shown is the first absolute value of the work, within which stays the colour, living in symbiosis with it.   Given that, in the arts, the colour is a half relative means, since the same colour produces countless possibilities of perception, when it is applied to 48 colours and to their interactions you can get diversified results. The final result, is tied to concepts of joy, peace and love. I leave the viewer free to interpret the expressive and emotional value according to his choices and tastes, regardless of the physical or mental value traditionally assigned to it, both in the arts and design. The purpose is to arouse in the observer - the interaction of the colours of Joseph Albers - feelings of joy and serenity, obtained with a non-rigid or stereotyped way, but renewed and unexpected. The result is a simple but articulated route that stimulates the formation of a “practical thinking”, in the belief that the experiment is the golden rule of creativity. This proves the validity of Wassily Kandinsky who required it for the understanding of art: what matters is not  ‘what’ but ‘how’.   I kept in mind also Casimir Malevich in the arrangement of the colour-spaces related to the background, so that the spaces could live independently of one another.
Piet Mondrian has shown his definition of colour-spaces, using the black where I use the white, the colour of the light itself, which is the set of all colours. Finally here is the artist-innovator Victor Vasarely, who started from the concept of directing the eyes of the observer on a central area within the work, from which they extend and expand compositional elements, to create optical illusions. I don’t want to achieve this goal by changing the spatial appearance of my work, but representing shapes and colours that live together joyfully, in search of a mysterious accord of the chromatic vision that can provide my work with an overall harmony.
Alberto Biasi, by means of laminar straight elements, bent or thrown back, engages the spectator and allows him to share the work of art, so as he becomes an integral part of it.
Eugenio Carmi with two archetypes, circle and square, and little more than this, such as coloured lines and curves, has built a happy world never repetitive.
Hugo Demarco brightens the gray and gives fire to the colour, modulating it into precious metal shades in spaces programmed with science and intuition.
Hans Jorg Glattfelder, with a shift and/or the shortening of one side of the square, creates volumetric rhythmic forms, full of happy colours.
Piero Dorazio with simple elements, strips or bands, straight or curved, creates abstract elegant and really enjoyable compositions.
Nino Di Salvatore in the use of monochromatic patterns, with net tonal cuts, determines unions-divisions of arbitrary perceptions.
Max Huber has been teaching from the Fifties the cleanliness of the pure Swiss colour and that of the inventive design made of squares and spirals.
Edoardo Landi with Gestalt principles, creates precise complex shapes with the use of modular elements intersecting each other, of extreme simplicity.
Attilio Marcolli researches and finds constructive methods to have new spatial configurations, assembling special geometric elements.
Bruno Munari talks about the integration of art and design, where the form is in symbiosis with the function, while remaining on a playful and joyful ground.
Achille Perilli makes evident abstract figures that, with contour lines on a dark background, explain ambiguous spaces bi-three-dimensional.
Lorenzo Piemonti shows the use of a precise structure of bi-dimensional space of a Swiss rigour in operating, with the use of sunny colours.
Gaetano Pinna researches graphically, in many books, the variation of quadrangles made then in sculptures, of exceptional dexterity.
Hilda Reich Duse creates refined sets of logical simple figures, mental rational games: the instinctive input realizes the creative act, then it becomes space.
Rino Sernaglia let the light emerge: he uses only straight lines as connecting elements and flashing zigzag Madi’ structures.
Jorrit Tornquist, chromatologist, has made me appreciate the color without any fear : no colour is bad, if you just harmonize it with the colour next to it.
Piergiorgio Zangara creates structures of geometric chromatic spaces, rotations, inclinations, ripples, matt or transparent surfaces of solids and voids.
Certainly the most complete and qualifying contribution was offered to me by Giuseppe Guarino: he has shared with me many years of artistic cultural and religious work, with teaching joy and expressive skills.
My collaboration of 20 years with the art gallery struktura of Milan, has enabled me to go into the merits of artistic expressions, in the search for a way to express myself through art. I have built my own world by realizing works of art whose purpose is to arouse happy feelings in those who observe, overcoming the subjective to become objective, for this reason becoming universal. In my work I give all my attention to the various operational stages, looking for perfection in each component, so that these works, thanks to the project developed in detail, are complete for both the drawing and the colour. I act following a well calibrated itinerary and interact not only with all the compositional elements, but also by investing my emotional sphere that suggests to me how to operate some appropriate corrections. The content of the work, regardless of the technique of execution, betrays a cultural content that transcends the dexterity of its carrying out, the operating choices and the possible literary significance. The work realized with this intention lets filter through the spiritual essence of my human being directed towards the communication, the more objective as possible, of the joy that is in me, as an act of giving to others, without suffering from icy selfishness. And if I succeed to make a little more happy the others, I feel to be even more happy.

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